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Quante volte noi designer abbiamo provato il disagio di dover migrare da un tool all’altro? Molti di quelli che leggono questo articolo magari sono della generazione Figma, ma io purtroppo faccio parte della generazione PhotoShop, sì lo so, sono un dinosauro, e sì hai capito bene, una volta lavoravamo su PS. Ma molti di noi, voi, abbiamo passato il passaggio da Sketch a Figma: non solo un cambio di software, ma un vero terremoto per il workflow, il design system e, spesso, per l’intero team.

Negli ultimi due anni la mia nuova passione è l’AI e tutti i tool che sono connessi e sto vedendo sempre di più come molte delle catene e delle colonne portanti delle aziende stiano cadendo e molte probabilmente non se ne stanno rendendo conto realmente. Molto spesso sento il terrore nelle parole dei dipendenti e delle volte nelle parole anche dei colleghi o addirittura di sviluppatori che sentenziano: “Il designer è morto, non serve più”. Io invece mi sento sempre più libero e vedo grandi prospettive di libertà che prima non esistevano – lasciamo stare i commenti o gli attacchi di panico ingiustificati e dati dalla non conoscenza delle tematiche – mi spiego meglio:

Io vengo dal mondo del web design, ho scritto codice front-end per anni e quando ho visto come scrive codice l’IA di turno e con quale facilità può passare dal codice html/css a un file React o Angular o Json mi sono cadute letteralmente le braccia. Ricordo con quale agonia leggessi codici in PHP e quali fatiche c’erano dietro una singola modifica di una label, mentre oggi puoi switchare da un linguaggio ad un altro in modo rapido e semplice grazie all’IA.

Questo cosa significa? Che ha spaccato le catene del “come” ed è passata al “cosa”. Mi spiego meglio, non conta più come è stato scritto il tuo codice, ma cosa hai scritto nel tuo codice. Sarà lei a correggerlo, trovare bug, cambiare linguaggio. È una differenza sostanziale.

Ok, ora mi chiederai ma Damiano cosa c’entra tutto questo con il mondo del Design? Tutto.

Perché oggi che ti scrivo questo articolo, noi abbiamo ancora le mani legate, siamo vittime e schiavi dei singoli tool.

L’intelligenza artificiale può rivoluzionare questa dinamica, permettendo a noi tutti designer e alle aziende di concentrarsi finalmente sulle funzioni e sull’essenza del prodotto, mai come prima d’ora.

L’ultima storia finita male: da Sketch a Figma, una transizione complessa

Nel mondo del design digitale, il passaggio da Sketch a Figma è stato emblematico. Non è solo una questione di preferenze personali o di nuovi strumenti da imparare, ma di una ristrutturazione completa. Le aziende hanno investito risorse enormi per adattare i loro design system a un nuovo ecosistema: ore di lavoro per tradurre componenti, aggiornare documentazioni e riadattare workflow.

Questo processo, oltre a essere costoso, è spesso frustrante per i designer, che devono dedicare tempo a operazioni tecniche invece che a sviluppare soluzioni creative. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco l’IA.

IA e design: un futuro senza confini
Oggi l’intelligenza artificiale ha già dimostrato di poter abbattere barriere in ambiti tecnici. Come ti dicevo è possibile generare codice HTML o CSS, trasformarlo in JSON o persino in un’applicazione React con un semplice comando. Perché non immaginare uno scenario simile per i designer?

Ad esempio, se oggi un designer ha un design system completo in Figma, potrebbe includere elementi complessi come la fase responsiva di un sito, variabili booleane e token di design. Se provasse a esportare quel file da Figma a Sketch, molte di queste funzionalità andrebbero perse o danneggiate. Alcune funzioni, come le variabili booleane, potrebbero non essere supportate affatto. L’IA potrebbe entrare in gioco per analizzare il file, identificare tutte le funzionalità presenti e fornire un feedback visivo dettagliato. Ad esempio, potrebbe segnalare: “Il tuo file contiene X funzioni non supportate da Sketch” e suggerire soluzioni o alternative.

Inoltre, potrebbe indicare quali funzioni si spaccano o sono state adattate per funzionare nel nuovo tool, e magari guidarti al loro utilizzo condividendogli lo schermo. L’IA non solo preserverebbe i dati esistenti, ma anticiperebbe possibili problemi, offrendo opzioni di adattamento o suggerendo come migliorare l’integrazione.

Conclusione: il design come funzione, non come software
L’intelligenza artificiale ci sta preparando a un futuro dove il design non sarà più definito dai limiti imposti dai software, ma dalla capacità di creare soluzioni che rispondano alle reali esigenze degli utenti. Immagina di non dover più lottare con le compatibilità tra tool, di poter concentrarti su ciò che è veramente importante: l’esperienza utente, la funzionalità e l’efficacia del prodotto. Il design diventerà, finalmente, una funzione libera da catene, dove il “come” si trasforma in “cosa” fare, e la tecnologia, come l’IA, non solo ci supporta, ma amplifica la nostra creatività.

Siamo pronti ad abbracciare questa rivoluzione? A lasciare alle spalle le rigidità del passato per esplorare nuove modalità di progettazione più fluide, dinamiche e focalizzate sull’innovazione?

Il futuro sarà presto qui, ed è nostro compito sfruttarlo al massimo.


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Pasquini Damiano

Damiano Pasquini, AI Practitioner & Product Engineer. Vengo dal product design enterprise; oggi costruisco workflow e agenti AI e li porto in produzione dentro le aziende. Quando un'attivita si ripete, ne ricavo uno strumento riusabile.

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