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Mi sono recentemente chiesto quanto materiale avrei assimilato negli ultimi anni se tutto il contenuto digitale che consumo ogni giorno fosse su carta. Premetto che non sempre dedico 2 ore ogni giorno; a volte ne dedico di più, altre volte di meno. Allo stesso modo, il materiale che consumo è estremamente vario: alcuni articoli sono brevi, altri molto approfonditi. Ogni giorno, dedico del tempo ad articoli, podcast, video e contenuti digitali legati al settore digitale e al mio lavoro. Tra preferiti salvati sui miei account Google, contenuti importanti accantonati su Notion e salvataggi sui social, mi rendo conto di accumulare una quantità enorme di informazioni. Ma, sommando tutto questo materiale, quanta conoscenza ho effettivamente assorbito?

Quanto equivale questo in “libri”?

Facciamo due conti: sebbene non dedichi sempre 2 ore al giorno e la quantità di contenuti possa variare, possiamo fare una stima generale. Circa 2 ore al giorno per un anno equivalgono a circa 730 ore di contenuto, e se consideriamo che un libro può richiedere tra le 5 e le 10 ore per essere letto, dipendendo dalla lunghezza (da 100 a 300 pagine), è come se leggessi tra 70 e 140 libri all’anno. In 9 anni, questo potrebbe significare un totale tra 600 e oltre 1.200 libri! Questo calcolo mi ha portato a riflettere sulla quantità di informazioni che consumiamo e a chiedermi: quanto di tutto questo viene davvero ricordato e compreso?

Sovraccarico informativo: la scienza che cosa ci dice?

Secondo gli studiosi, il nostro cervello è straordinario, ma non riesce a gestire facilmente grandi volumi di contenuto frammentato. Il fenomeno dell’attentional blink, studiato in neuroscienze, dimostra che dopo aver visto un’immagine accattivante o emozionante, il nostro cervello ha bisogno di un “tempo di recupero” per concentrarsi nuovamente su un nuovo contenuto. Inoltre, uno studio recente rivela che ogni giorno siamo esposti a miliardi di stimoli e notifiche digitali, il che aumenta il cosiddetto overload informativo: troppe informazioni da processare rispetto alla nostra capacità di assimilarle e ricordarle.

L’overload informativo non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità dell’apprendimento. Secondo un articolo pubblicato su Frontiers for Young Minds, quando ci troviamo davanti a troppe informazioni, il nostro cervello tende a dare priorità a quelle che sono più emozionali o accattivanti, mentre le informazioni complesse e che richiedono maggiore concentrazione possono venire ignorate o dimenticate più facilmente. Questo effetto è accentuato dal modo in cui navighiamo online: passiamo velocemente da un contenuto all’altro senza permettere al cervello di elaborare profondamente ciò che abbiamo appena visto.

Un altro aspetto interessante riguarda il concetto di microlearning, che è diventato popolare grazie ai social media e alle piattaforme digitali. Il microlearning permette di assimilare piccole porzioni di contenuto in pochi minuti, ed è efficace per apprendere nozioni rapide. Tuttavia, per approfondire concetti complessi o sviluppare competenze analitiche, questo tipo di apprendimento risulta limitante, poiché manca di una struttura narrativa coerente che invece un libro può offrire.

L’importanza di un consumo consapevole

Essere consapevoli di questi limiti può aiutarci a migliorare l’efficacia della nostra “lettura” digitale. Alcune strategie includono:

  • Pausa tra i contenuti: dedicare tempo al “reset” mentale, limitando le notifiche e i momenti di scroll infinito. La ricerca dimostra che prendersi delle pause aumenta la capacità di memorizzare informazioni, migliorando la qualità del nostro apprendimento.
  • Approfondimento: riservare dei momenti a letture di lunga durata su temi che vogliamo davvero esplorare, evitando distrazioni. La lettura approfondita stimola la comprensione critica e permette al cervello di creare connessioni tra i concetti, favorendo un apprendimento più duraturo.
  • Curare le fonti: selezionare accuratamente cosa salvare e leggere, mantenendo uno spazio ordinato di risorse importanti, ad esempio su un profilo Notion. Creare una propria libreria digitale consapevole e organizzata può fare la differenza tra accumulare dati senza scopo e costruire una base di conoscenze solida.

Perché vale la pena riflettere su questo?

Viviamo in un’epoca in cui l’accesso illimitato alle informazioni può sembrare un vantaggio. Tuttavia, la nostra capacità di apprendimento e memoria ha dei limiti. Questo mi ricorda la libreria di Umberto Eco, che contava oltre 30.000 volumi: molti di essi non li aveva letti tutti, eppure erano lì a disposizione, come potenziale di conoscenza. Allo stesso modo, anche personalità come Thomas Jefferson e Winston Churchill avevano biblioteche immense, che probabilmente non sono riusciti a leggere per intero. Potenzialmente, leggere tutto questo materiale è quasi impossibile, ma il valore di possederlo sta nella possibilità di consultarlo, di avere accesso a idee e conoscenze diverse quando ne abbiamo bisogno.

Allo stesso modo, la nostra libreria digitale cresce ogni giorno, ma il valore del nostro tempo dedicato alla lettura e all’ascolto dipende dalla nostra capacità di filtrare, approfondire e dare un senso a ciò che apprendiamo. Rendersi conto di quanta informazione si consuma ogni anno può aiutarci a diventare lettori e utenti più consapevoli, capaci di estrarre valore da ogni esperienza online senza essere sopraffatti.

Quantità di dati e il loro impatto su di noi

Il consumo di dati a livello globale è cresciuto in modo esponenziale. Nel 2023, sono stati generati circa 120 zettabyte di dati, una quantità impressionante se paragonata agli anni passati. Si stima che nel 2025 questo valore crescerà fino a 181 zettabyte. La maggior parte del traffico dati (oltre il 53%) è costituito da contenuti video, mentre i social media contribuiscono per circa il 12%. Ogni giorno, le persone condividono milioni di contenuti, con miliardi di email inviate e ricerche effettuate su Google. Questo fenomeno è destinato a crescere ulteriormente con l’introduzione di nuove tecnologie come la funzionalità di ricerca avanzata di GPT e altri strumenti di intelligenza artificiale.

Ad esempio, la nuova funzionalità di ricerca di GPT consente di generare e consumare informazioni in modo più rapido e dettagliato, aumentando significativamente il consumo di dati. Inoltre, la crescita di modelli come l’AI di OpenAI e piattaforme come Stable Diffusion (a volte chiamato erroneamente “Slop AI”) contribuisce a generare una quantità ancora maggiore di dati, poiché sempre più persone utilizzano queste tecnologie per creare e condividere contenuti. Questi sviluppi tecnologici portano inevitabilmente a un aumento dell’overload informativo e ci costringono a riflettere su come gestire al meglio l’accesso a queste risorse.

Questi numeri mostrano quanto sia facile per noi essere sopraffatti dal sovraccarico di informazioni. Diventare consapevoli di questi numeri può aiutarci a capire l’importanza di selezionare e filtrare i contenuti per un apprendimento più efficace e mirato.


Fonti:

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